giovedì 29 novembre 2007

Un vecchio campo può rinascere


di Riccardo Nista

Ero piccolo, ho solo vaghi ricordi di incontri visti in prima persona, ma da quei pochi flash che mi sono rimasti in mente e soprattutto dai racconti di chi quei tempi li ha vissuti, mi sono fatto l’idea che giocare a calcio, e forse anche seguire le partite della squadra della propria città, nel vecchio impianto in erba (e in terra) di Via Leopardi fosse qualcosa di speciale, qualcosa da riproporre, qualcosa da rinnovare.
La mia speranza che si possa riportare il campo sportivo comunale di Ostra agli antichi “splendori” non ha tuttavia radici puramente romantiche, ma è il desiderio di risolvere alcune piccole e grandi difficoltà che limitano le associazioni sportive ostrensi nello svolgimento delle proprie attività ludiche ed agonistiche.
Sono stato per un decennio giocatore dell’Ostra, per tre anni istruttore nella Scuola di Calcio, ora più semplicemente Segretario per una Società che vede iscritti oltre 130 ragazzi nel solo settore giovanile; solo oggi mi rendo pienamente conto dell’impegno e degli inconvenienti che quotidianamente bisogna affrontare per fornire ai ragazzi ed ai loro genitori un servizio adeguato. Il problema che è venuto maggiormente alla luce in questa stagione è quello della disponibilità e della gestione degli impianti sportivi: l’attività della S.S. Ostra Calcio si svolge infatti tra le palestre di Casine e Passo Ripe, il Palazzetto di Ostra, i campi sportivi di Via Leopardi, Pianello, Casine, Castelcolonna e Brugnetto. Come trasportare i ragazzi ai rispettivi campi di allenamento? Come disporre tutti gli impianti del materiale e delle attrezzature necessarie allo svolgimento dell’attività? Come gestire gli imprevisti dal momento che le strutture non sono di proprietà della Società, e nel maggior dei casi neanche in gestione della stessa?La soluzione è proprio davanti ai nostri occhi: il futuro, piaccia o meno, sono i campi sintetici.
Una scelta dell’Amministrazione Comunale in questa direzione non solo risolverebbe d’incanto molte difficoltà per la Società Sportiva e i suoi tesserati, ma metterebbe a disposizione di tutti i cittadini una struttura all’avanguardia ed utilizzabile 24 ore su 24 per le più disparate attività.
Mi riferisco a voi mamme, mogli, nonne stufe di lavare ogni giorno maglie e pantaloncini sporchi di fango, a voi calciatori amatoriali che vorreste un bel campo per mostrare le vostre abilità con la palla ai piedi, a voi giovani e anziani che seguireste volentieri la prima squadra se solo non si dovesse per forza arrivare a Pianello, a tutti voi “nostalgici” che nel ricordo dei tempi che furono riproporreste i tornei notturni per grandi e piccini, a voi educatori, maestri e professori che organizzereste giochi per bambini e per studenti, a voi gruppo di amici che vorreste sfidarvi in un 11 contro 11 e chi perde paga il campo, a voi ragazzi che vorreste tanto giocare davanti agli occhi ammirati dei compagni di classe o della fidanzatina, e anche a voi che, senza magari interesse alcuno, pensate semplicemente che “convertire” in sintetico il campo di Via Leopardi sia cosa buona e giusta.Se è vero che il gioco e lo sport hanno una rilevanza fondamentale nella crescita dei nostri ragazzi e nella socialità delle persone, abbiamo forse la possibilità di realizzare qualcosa di cui nel concreto beneficeremmo tutti: vi chiedo solo di far sentire la vostra voce e, se volete, lasciare un messaggio sul blog

C’è bisogno di regole certe

I toni della politica seguono da tempo un flusso di sordi rumori: al più basso livello, le chiacchiere da comare ripetute come una litania quotidiana; all’opposto, le grida di scomunica dei tribuni di turno; in mezzo le parole della moderazione di facciata, pronte ad essere rinnegate al primo scontro di palazzo. Il tutto amplificato dai media. Una gran gazzarra che, si ha l’impressione, copra l’effettiva sostanza dei rapporti, spesso dettati, è sempre una impressione, da interessi di parte, soprattutto elettoralistici.
Al di fuori del bandaraban, i reali problemi della gente e quelli di prospettiva dell’intero Paese Italia tardano a trovare attenzione e soluzione
Eppure, a mio avviso, c’è una questione fondamentale che lega tutte le altre: la definizione democratica e il rispetto di regole condivise e certe, nelle relazioni istituzionali come nei rapporti di lavoro. Una miriade di leggi, leggine, regolamenti sembra rispondere più a una logica di salvaguardia di particolari interessi che ad un inconfutabile principio giuridico ed alla sua attuazione. Così, nel vespaio, chi è dalla parte del diritto risulta spesso più debole rispetto a chi ha il potere, economico e politico, di trovare il cavillo, la scappatoia che spesso la stessa legge nasconde. La chiarezza della norma generale è fondamentale perché ogni individuo si assuma responsabilmente i doveri e i comportamenti che ne derivano. Per comunicare meglio il mio pensiero, voglio soffermarmi su un problema che è già grave oggi, ma rischia di pregiudicare il nostro futuro, quello del lavoro giovanile. Tutti ne straparlano, eppure sta trovando forti ostacoli lo sforzo di inserire nella Legge Finanziaria alcune regole certe in ordine a due diritti irrinunciabili che valgono sia per l’occupazione giovanile, sia per lo sviluppo dell’economia: la riduzione dei fattori di precarietà del lavoro e l’incentivazione della formazione culturale e professionale, entro un quadro di possibilità di sviluppo scientificamente accertato e delineato.

Alla mancata chiarezza di prospettive, si accompagna una debole e talora contraddittoria affermazione dei diritti-doveri, mentre prende vigore un’azione paternalistica di incentivi ciechi, favoritismi, assistenzialismo, elemosine, che abbassano il livello di civiltà di un Paese e ne pregiudicano lo sviluppo.
I giovani vanno concretamente stimolati dalla famiglia, dalla scuola, dalle istituzioni ad esercitare lo studio, la formazione, il lavoro come una opportunità per valorizzare le proprie capacità e la propria crescita attraverso un impegno che dà anche soddisfazione. Non vogliono chiacchiere, i più neppure tutele di favore, ma chiedono atti politici puntuali e scelte amministrative conseguenti. Invece, assistono soprattutto a spinte e controspinte che annullano la possibilità di mettere a fuoco il problema e assumere iniziative concrete. La modernità tanto auspicata si struttura, specie per quanto riguarda il lavoro, nella peggiore forma di flessibilità: l’incertezza, la precarietà, lo sfruttamento del lavoro.
E’ questo un problema non più legato neppure al livello culturale della persona; anzi, sono proprio i giovani laureati a dover percorrere un lunghissimo iter preparatorio che aggiunge, al percorso universitario, il tirocinio, lo stage, il master (rigorosamente gratuiti i primi, spesso costosissimo il terzo) per affacciarsi su un panorama di possibilità occupazionali sicure solo per chi gode di una rete di protezione familiare, di classe, di partito.
E non è solo un problema di lavoro: l’incertezza assorbita sorso a sorso nella dura, talora inane, ricerca, finisce per plasmare lo sguardo sul mondo e su se stessi, assottigliando la fiducia, la speranza, la voglia di lottare.
Non fare di questo problema il perno della iniziativa giuridica e politica, con urgenza, fin da subito, ci carica di una grave responsabilità.

Scuola: un nuovo ruolo educativo


di Gabriella Buschi

Essendo una insegnante, mi viene facile e immediato affiancare all’articolo di riferimento il mio lamento. Di ragioni ce ne sarebbero varie e sono state già chiaramente enunciate nell’articolo stesso.Credo sia necessario dunque uno sforzo ulteriore e domandarsi cosa si possa fare oggi perché la scuola si riappropri del ruolo educativo che le compete.
Il sistema scolastico è oggi specchio di numerosi mali che affliggono la società, quegli stessi mali che dovrebbe affrontare e risolvere.
Sono pertanto due i fronti sui quali bisognerebbe agire per risanare questa situazione: quello educativo nei confronti dei giovani e quello motivazionale verso il corpo insegnante.Il fronte educativo rivela un dovere della scuola, che non è semplice Istruzione ma anche Educazione degli alunni ad essere buoni cittadini. Va tuttavia evidenziato come questo intento venga ostacolato in qualche misura dalle Istituzioni, che latitano sotto il profilo dei finanziamenti, necessari invece per la didattica, lo sviluppo ed il rinnovamento del sistema stesso. Da un altro versante, questo abbandono viene affiancato dalla critica e dalla sfiducia delle famiglie e dell’opinione pubblica nei confronti della scuola. Devo ammettere che non sempre tali critiche siano gratuite.
Alcuni insegnanti, tranquillizzati da un sistema ipergarantista, che premia non l’impegno ma l’anzianità, vivacchiano fra aule e corridoi senza entusiasmo, a volte addirittura senza capacità, uccidendo a poco a poco la curiosità dei ragazzi nei confronti del sapere. Questo fenomeno chiama in causa l’altrettanto urgente fronte motivazionale degli insegnanti, menzionato poco sopra.
Risolvere lo stallo in cui la scuola versa in questi anni, non credo sia così eroico o richieda sacrifici sovrumani.
Pur rischiando di ripetermi, basterebbe semplicemente un piano di finanziamenti più coerente, mirato anche, in connubio con una diversa legislazione in materia di arruolamento e licenziamento degli insegnanti, a premiare chi è più motivato.
Così come nei paesi quali la Gran Bretagna, molto più pragmatici e meritocratici del nostro, hanno realizzato da anni, anche da noi l’insegnamento diventerebbe una scelta e non un ripiego e verrebbero allontanati coloro che non ne sono capaci.
Chissà che intraprendendo una più netta rotta di rinnovamento, le famiglie non collaborerebbero fiduciose con noi alla formazione dei propri figli.

L’Ospedaletto


La scritta I.A.B. (Istituti Autonomi di Beneficenza) ci ricorda che un tempo erano di proprietà della Casa di Riposo.
Oggi sono di proprietà dell’ASL di Senigallia.Sono disabitati. Chiediamo all’ASL (e non solo) di non fare quello che ha fatto con il Palazzo Censi, lasciandoli nel più completo abbandono.

A proposito di cimitero “Non ha pagato nessuno” E’ quanto ha sostenuto il Sindaco in Consiglio Comunale

Avevamo scritto su questo giornalino (n. 12 del 22 ottobre) che il cimitero era stato tenuto per ben tre anni, e fino all’ultimo istante, in uno stato indecente. E che, concluso l’appalto con la vecchia ditta (alla quale da quanto ci risulta non sia stata comminata alcune penale, anche se regolarmente prevista nel contratto di appalto) era stato il Comune a rimediare con i suoi dipendenti, riportando stradine e prati ad una condizione di normalità.
Per far questo, però, quattro dipendenti, a cui più volte se ne sono aggiunti altri, hanno lavorato per circa un mese. Quello di settembre. Per sistemare il cimitero e riparare adeguatamente a quel disastro, sono state impiegate circa 600 (seicento) ore lavorative. E sono stati utilizzati alcuni mezzi. Perché, allora, il Sindaco ha sostenuto che quel lavoro “non è stato pagato da nessuno”? Semplicemente perché il nuovo appalto non è stato attivato nel mese di settembre, quando il lavoro cimiteriale è stato pagato a parte, mentre la manutenzione delle stradine e dei prati è stata assunta direttamente dal Comune. Però, se la vecchia ditta appaltatrice avesse fatto quanto previsto dal contratto, quel lavoro sarebbe spettato soltanto a lei, pena l’applicazione di sanzioni. Ma il Comune, che ha tollerato di tutto per tre anni, non se l’è sentita di prendere i dovuti provvedimenti neppure alla fine.
Ritorniamo ora a quell’incredibile “non ha pagato nessuno”, per capire come stanno effettivamente le cose.Il Comune spende (e certamente spendeva anche con la vecchia ditta appaltatrice) su un totale di euro 4.000, circa 2.500,00 (duemilacinquecento) euro al mese per tenere in ordine stradine e prati. In altre parole questo significa che il lavoro svolto (inpropriamente) dal Comune doveva impegnare al massimo, per un mese, un solo dipendente.

Solo così il conto fatto dal Sindaco sarebbe stato giusto. Ma così non è stato perché tutti gli altri dipendenti comunali, chiediamo di nuovo:
“Chi li ha pagati”?
A meno che il Sindaco non abbia voluto sostenere che i suoi dipendenti costino al contribuente solo 500-600 euro al mese!
Per concludere, come è facilmente rilevabile, al di là di facili giochi di parole, il danno causato dalla cattiva gestione di un appalto è costato alla comunità ostrense qualche migliaio di euro.Il resto sono chiacchiere.

mercoledì 28 novembre 2007

Altri pareri sul nuovo campo sportivo

Condividiamo l’idea di ristrutturare in sintetico il campo sportivo di Via Leopardi. Per noi infatti rappresenterebbe la fine di tanti disagi ed anche la possibilità di giocare le nostre partite in ore e in giorni in cui il campo è sempre sicuramente disponibile.

I dirigenti del gruppo Acli Casine: Aguzzi Fabrizio, Ceccacci Roberto, Giovannetti Francesco, Manoni Francesco, Mazzanti Paolo. E i giocatori: Agarbati Giorgio, Carletti Aldemiro, Casagrande Montesi Enrico, Ceccacci Mauro, Ceccacci Renzo, Domenicali Danilo, Franceschetti Davide, Franceschetti Maurizio, Fratini Loris, Gabanini Luca Mantoni, Adriano, Mazzanti Emanuele, Mughetti Lorenzo, Olivi Fabio, Palmieri Walter, Pandolfi Andrea, Pasquini Diego,

mercoledì 14 novembre 2007

Pareri sul nuovo campo sportivo

Noi sottoscritti Dirigenti, tecnici, collaboratori e giocatori della Società Cicli Cingolani-Ristorante Il Piazzale di Pianello di Ostra, iscritta al Campionato UISP (Comitato Territoriale di Senigallia) - Lega Calcio -, condividiamo la proposta di ristrutturare il campo sportivo di Via Leopardi, dove dovrebbe essere sistemato un nuovo campo in sintetico.

Riteniamo che questa proposta possa rappresentare una buona idea per risolvere l’annoso (almeno per noi, ma molto probabilmente anche per molti altri) problema dell’impianto, visto che dobbiamo continuamente girare da un campo all’altro per allenamenti e partite.

OLIVI ALESSIO – LANDI PATRIZIO – LENCI FABIO –

NERI GIORDANO – NERI MORENO – AVANALI DANIELE – ORAZI GIANNI – ROMANI CLAUDIO –BRUGIATELLI STEFANO – BONTEMPI ANDREA – GALTELLI MARINO – LAMETTI RICCARDO – KORDONI HISCHAM – LEONI DENIS – MANCINI MASSIMO – XHEKA ELVIS – BOSSOLETTI GABRIELE – GIOMBI RENZO – EMILI GILBERTO – OLIVI CLAUDIO – PIANELLI MATTEO – PUSCALAU DUMITRI LUCIAN

Sono d’accordo con la proposta di fare un campo in sintetico, risistemando il vecchio campo di Via Leopardi.

Antonio Brugiatelli

Quella del campo sintetico sul vecchio campo di Via Leopardi potrebbe essere la soluzione di molti problemi per le squadre di Ostra. Per quello che mi riguarda più da vicino, risolverebbe in un tempo ragionevole il problema del settore giovanile della Società Sportiva, costretta a far giocare i suoi ragazzi su diversi campi, che non si trovano neppure nel nostro Comune.

Alfiero Boria

lunedì 22 ottobre 2007

Vicolo del popolo

Sul n. 11 di questo giornalino del 18 sett.07, abbiamo segnalato la necessità di un intervento in Vicolo del Popolo.

Con soddisfazione registriamo che lo spazio è stato ottimamente sistemato (la foto è stata scattata il 20 ott. 2007).

Il campo sportivo

Siamo proprio sicuri che la scelta dell’Amministrazione Comunale di ubicare il nuovo campo sportivo in fondo alla discesa di Santa Maria Apparve sia quella giusta? E che, soprattutto, come ci fanno capire, non ci siano alternative a quella scelta? Noi riteniamo invece che ce ne siano. Vediamo come, dopo aver spiegato ai lettori il progetto che sembra aver preso da qualche settimana la via del non ritorno.Secondo le intenzioni dell’Amministrazione, l’attuale campo sportivo di Pianello verrà smantellato. Una metà circa sarà venduto come area fabbricabile; l’altra verrà assegnata - insieme agli spogliatoi che opportunamente ristrutturati saranno utilizzati come sede sociale - alle Associazioni della frazione.
La scelta ci sembra condivisibile, perché è giusto che una frazione importante e popolosa come Pianello abbia i suoi spazi.
Non ci convince, invece, la decisione di scegliere quel terreno (scelto forse perché è di proprietà comunale) in fondo alla discesa per fare un nuovo campo in erba e un altro in terra battuta, per attrezzarlo un giorno - che non si prevede proprio vicino - con un fondo in sintetico.

Le nostre obiezioni al progetto.

1) Vendere la metà dell’attuale campo sportivo e non offrire ai nuovi proprietari la possibilità di poterne usufruire subito, ma solo quando sarà pronto il nuovo campo, può già rappresentare un ostacolo non semplice da superare.

2) Il vincolo, secondo cui il terreno passa di proprietà solo quando sarà pronto il nuovo campo, comporta certamente per il Comune anche una penalizzazione di carattere economico.

3) Seguendo quel percorso non si va incontro alle crescenti esigenze della Società Sportiva Calcio, che è già costretta a peregrinare in altri campi di Comuni vicini per far giocare due squadre
del suo settore giovanile e che incontra altre non lievi difficoltà per carenza di impianti coperti a disposizione, compreso il Palazzetto dello Sport, sempre meno disponibile per i periodo invernale.

La nostra proposta per il nuovo campo sportivo è quella di ristrutturare a nuovo il vecchio campo di Via Leopardi.
Un campo tutto nuovo, in sintetico, con nuovi spogliatoi, nuovi gradoni o tribuna, utilizzando quella del campo di Pianello.
E, naturalmente, con un adeguato impianto di illuminazione.
Un campo su cui si possa giocare ininterrottamente, da mattina a sera, che non richieda manutenzione, ma solo la cura degli spogliatoi. E dove tutti, indistintamente, Società Sportiva, calcio amatoriale e chi lo richieda, possano giocare, in giorni e orari concordati.

Le obiezioni. Scontata quella degli spogliatoi: dove? Ci sono almeno due soluzioni possibili e praticabili. E l’entrata? Anzi le entrate, una per giocatori ed arbitri, l’altra per gli spettatori. Anche qui niente di impossibile e di insuperabile.

Vediamo i costi dell’operazione.
Molto alti e non tutti facilmente finanziabili quelli relativi alla proposta dell’Amministrazione, se non ricorrendo ad una vendita, che risulterà comunque complicata, e ad un mutuo che, con le attuali disposizioni in materia, non sarà tanto facile accendere.
A costo zero per le casse del Comune quello che noi proponiamo.
Si
vende, senza vincoli di sorta, la metà del terreno del campo di Pianello ed anche tre-quattro lotti di quel terreno in fondo a Santa Maria Apparve, adiacente a due aree (Morganti e Raffaeli) già individuate dal Piano Regolatore come zona edificabile. Il ricavato sarà più che sufficiente per coprire tutte le spese.
Un ultimo, ulteriore beneficio, di non poco conto: così facendo, resterà di proprietà del Comune un bel “capitale” di oltre tre ettari di terreno, che potrà – in un futuro più roseo – essere utilizzato per usi di sicura utilità sociale.

Giovani/non giovani e… la politica


di Nicoletta Principi

Politica? ?

E’ questa la sensazione che percepisco quelle rare volte che con i miei coetanei proviamo a “parlare” di politica. Puntualmente viene espressa la considerazione che “destra” o “sinistra” siano la stessa cosa, che la classe politica che ci rappresenta non si identifichi nelle nostre idee, ma si concentri piuttosto su interessi personali e privati. Del resto, è innegabile che, nel nostro Paese, le questioni politiche appaiano difficili da comprendere e non solo nei contenuti; anche la comunicazione non risulta efficace: i deputati delle istituzioni sembrano distanti dal capire le esigenze dei giovani, incapaci di prospettare e soprattutto realizzare interventi per migliorarne la condizione sociale. Ma poi mi chiedo se noi giovani abbiamo veramente voglia di cambiare il mondo, se la convinzione diffusa che il partecipare attivamente alle questioni sociali e politiche non serva a molto, visto che tanto le cose non cambiano mai, nasconda invece un reale sentimento di apatia per il sociale e sia indice di una sempre maggiore inclinazione a curare il privato.
E ancora, è solo un problema di giovani? Io non credo sia così. Il sentirsi mai giustamente rappresentati accomuna tutte le età, gli status sociali.
A riprova, l’imbarazzo e l’indignazione che si percepisce ovunque, quando apri un libro, per citarne uno “La casta” di Stella e Rizzo, e leggi di una classe dirigente divenuta intoccabile, che spreca e sprofonda nei privilegi delle istituzioni, o come quando ti avventuri nel blog di Beppe Grillo
(viaggio da intraprendere con le dovute cautele) e ti appaiono i nomi dei parlamentari condannati in via definitiva.
E poi ascolti la TV, la radio e inevitabilmente ti si insinua il sospetto che a governarci sia una “strana banda”.
Ancora una volta capiamo che la cultura, intesa come conoscenza, costituisce la base su cui può crescere il sentire civile di una nazione. E’ sempre di più leggendo, studiando, viaggiando, facendo esperienze che noi giovani possiamo riuscire a vedere in maniera lucida ciò che è successo in questo Paese negli ultimi “disgraziati” decenni, dove si annida la mancanza di coesione e sostegno tra le persone che compongono il Paese. Solo attraverso questa via possiamo comprendere a pieno la grande distanza che ancora ci separa dai paesi europei più evoluti ed avanzati, in cui il rapporto tra lo Stato e il cittadino è di vera cooperazione e non di reciproca diffidenza ed inganno. Con la consapevolezza, potremo operare per cambiare ciò che ancora rende l’Italia un paese arretrato, soprattutto, cosa più grave, verso la sua stessa parte giovane, cui è stato sinora tolto gran parte del proprio futuro.

La nascita del Partito Democratico

Il Partito Democratico è nato con una consultazione elettorale numericamente molto significativa. Anche ad Ostra il numero di 301 votanti costituisce un dato rilevante. Per quanti, come noi, si richiamano costantemente al valore civile della partecipazione, si tratta di un evento di grande interesse. Anche se è d’obbligo osservare che le liste predefinite dei candidati all’Assemblea Generale ripropongono il tanto criticato modello elettorale in vigore, togliendo reale possibilità di scelta all’elettore.
Resta il fatto che la fusione tra Ds e Margherita stimolerà un processo di semplificazione del panorama dei partiti con nuove aggregazioni, anche a sinistra. Il nuovo Partito Democratico è certamente tutto da costruire e non mancano sulla sua strada sfide importanti.
Non è certo nuova nella storia politica italiana l’alleanza tra forze di origine e natura diverse: i governi di centro-sinistra hanno attraversato tutta la seconda metà del ‘900. Ma qui si tratta di una vera e propria fusione, dettata soprattutto da ragioni di governabilità e peso elettorale. Invece è sul progetto politico, che darà sostanza e quindi iniziativa al nuovo Partito, che si punta la nostra attenzione.
Come conciliare:
le due visioni di uno stato etico e di uno stato laico?
l’idea di sviluppo tutto orientato al libero mercato con l’esigenza primaria di combattere miseria e povertà?
Privatizzazione o mantenimento dell’impegno pubblico nei servizi essenziali (scuola, sanità…)?
il fondamentale diritto dei giovani alla dignità e sicurezza del lavoro con un sistema occupazionale ormai fortemente caratterizzato dalla precarietà?
Il rispetto delle garanzie costituzionali con il bisogno di sicurezza?
Il dialogo e la convivenza interculturali con i pregiudizi diffusi?
La negazione che la guerra sia strumento di soluzione dei conflitti con le nuove forme di imperialismo e di terrorismo?

E si potrebbe continuare.
Noi auguriamo al Partito Democratico di saper elaborare una sintesi politica alta tra queste diverse opzioni e di farlo non attraverso un compromesso di basso profilo, ma ispirandosi ai principi democratici fondamentali della nostra carta costituzionale. Senza dimenticare le battaglie politiche per la giustizia e l’eguaglianza sociale, che fanno parte della storia di una componente del nuovo Partito.

Il cimitero, finalmente


Dopo tre anni di insopportabile incuria, il cimitero è tornato finalmente alla normalità.
Tre lunghissimi, interminabili anni, in cui abbiamo visto di tutto. E ci siamo chiesti se nel contratto di appalto non fosse previsto che il cimitero venisse tenuto in condizioni decenti, con stradine e prati curati se non “a regola d’arte”, almeno con la “diligenza del buon padre di famiglia”. E che se ciò non fosse avvenuto, sarebbe stato necessario adottare provvedimenti del tipo “drastiche e continue riduzioni del compenso”, fino a provvedere direttamente alla manutenzione e decurtare conseguentemente alla ditta le spese sostenute.
Quella brutta situazione si è protratta fino all’ultimo giorno della durata del contratto (31 agosto 2007).

Per rimediare alle altrui manchevolezze cosa si è fatto? Si è organizzata una squadra di dipendenti comunali i quali, muniti di mezzi e opportunamente guidati, hanno sistemato molto bene stradine e prati. Giusto. Ma chi ha pagato?
Ora che è partito un nuovo appalto, ci auguriamo che siano state previste severe penali a carico della ditta appaltatrice, nel caso in cui non vengano mantenuti gli standard pattuiti su ordine e puliziaNaturalmente servono controlli sistematici e magari l’istituzione di un numero telefonico che permetta ai cittadini di segnalare disordine e disservizi.

“La città ideale” in rete

Il nostro foglio è ormai in rete al sito www.lacittaideale.net

Oltre che tradizionale strumento di informazione e di analisi di alcuni temi, riguardanti in modo particolare la nostra città e il territorio, esso diventa “agorà”, piazza, luogo di incontro e di confronto.
Ci auguriamo che, tramite la rete, gli argomenti si arricchiscano di nuove informazioni, di commenti, opinioni, proposte, critiche, precisazioni.
Ma auspichiamo anche che nuovi temi vengano ad ampliare l’orizzonte e ad animare il dibattito.

Tutto questo è possibile visitando il sito e cliccando alla voce “commenti”.
Rinnoviamo, in questa occasione, un intento che abbiamo espresso fin dal primo numero di questo giornalino. C’è un progetto da esplorare e costruire per il futuro della nostra città, un progetto che dia concretezza all’utopia della “città ideale”. Lo fecero al più alto livello filosofi, artisti, scienziati nel ‘400, elaborando una grande utopia da cui nacquero le più belle città del Rinascimento italiano. Dal piccolo spazio di questo foglio, ormai alla portata di tanti, coltiviamo la speranza di incontrare molte voci, concordi o discordi, comunque all’unisono sulla necessità di farsi sentire.